Diario · Partite · 2014-05-24 · Zanna Bianca Archivio storico
Atletico S.Lazzaro – Gv Conte Fc 1 – 3
………sono esattamente le 5 quando spengo l’auto e salgo in casa. Compio le consuete “abluzioni”, mi corico, ma lo Xanax prima della gara mescolato alle “gazzose” del dopo, mi lascia lì impietrito, a fissare un puntino di luce proiettato sul soffitto quasi a indicarmi che da lì a pochi istanti sarebbe sorto il sole. Cazzo è già ora di alzarsi! Vado a pisciare e mentre eseguo la mia mattutina minzione riordino mentalmente la serata che, tecnicamente non è ancora terminata. Devo scrivere subito e tutto, altrimenti….ciao. Lavo i denti appena lavati facendo credere al mio cervello che mi sto alzando quando in realtà non ho ancora chiuso occhio. Cazzo! Devo ricordarmi di non portare più Leone con me, averlo con sé in auto significa due cose: ALBA e BIRRA. Non che le cose siano spiacevoli ma la mia tenuta non si avvicina nemmeno alla corazza del giovane Miotti, eroe ancora una volta della splendida nottata targata GV.
Chiusi il mio ultimo pezzo invitando la squadra a essere quella che è. Il resto sarebbe venuto da se. Quando penso al Conte di quest’anno rivado alla famosa teoria del “piano inclinato” ben spiegata nel film “Chiedimi se sono felice”? La ricordate?
“Se mettete una pallina su un piano inclinato, la pallina comincia a scendere e per quanto impercettibile sia l’inclinazione, inizia a correre e correre sempre più veloce. Fermarla è impossibile”(tratto dal film)
Il GV Conte è quella pallina! L’Atletico di ieri sera era veramente una gran bella squadra di giovanotti aitanti e gagliardi. Su tutti un paio di elementi di grande qualità arginabili solo giocando di gruppo. Caleari, Colombara, Marsala e Bellotto sono una spinta continua e tamponarli singolarmente sarebbe stato il suicidio. “Na peà ti, na peà mi e na peà a vecia che ze morta l’altro di”. Facevamo cosi da piccoli quando i vecchi allenatori ci insegnavano l’arte di evitare il cartellino giallo spartendo i falli da spendere. In campo non scendiamo più in 11 ma in 1. Il ritrovo al D&S è il primo segnale che tutto andrà bene. Ad attenderci allo stadio di San Lazzaro un folto gruppo di sostenitori locali molto accoglienti e perfettamente in linea con la mentalità che un torneo amatoriale deve avere. Gli ingredienti per la nottata magica ci sono tutti. “Tagnin Libero” recita uno striscione della curva Ultras GV ed un “Vlady e Bindella di nuovo insieme” anticipa uno dei temi più caldi della serata. La partita inizia e si capisce subito che sarà molto coinvolgente. Una scarsa illuminazione ed un terreno bellissimo ma piccolo, sono il palcoscenico di questo ¼ da cardiopalma. Maraska ha sulla testa la palla del vantaggio ma un’incredibile serie di carambole tra traversa e schiena del portiere impedisce al Conte di mettere avanti il muso. La risposta dell’Atletico non si fa attendere e con una buona combinazione sulla sx Bellotto lascia partire uno splendido sinistro che fa la barba alla traversa. Nemmeno il tempo di riprendersi e sul ribaltamento di fronte, Maraska incrocia un velenoso sx che impattando sul corpo di un difensore diventa letale per il portiere locale. Gli ultras sparano i loro bengala che regalano a questa periferica zona vicentina il bagliore della propria gioia. La partita è bella, vivace, corretta e leale. Il più nervoso è l’arbitro, preoccupato di ciò che potrà accadere ma che in realtà non accadrà mai. Allo scadere della prima frazione il sig. Poletto assegna una punizione a favore dell’Atletico. Bellotto chiede al gestore degli impianti di spegnere i fari e nel buio della notte vicentina calcia verso l’incolpevole Gramatica che cercava dietro al palo sx l’interruttore per riaccendere i fari. 1 a 1.
Nello spogliatoio, la delusione per aver subito un pareggio taglia gambe, non riesce ad entrare. Trova la porta chiusa. Una porta chiusa da un gruppo che non la lascia entrare. Non c’è posto per la tristezza qui. Quella porta è aperta a tutti quelli che portano gioia. Chi gioca a calcio tristemente perde. Chi viene con noi per giocare e basta, perde. Chi viene con noi per stare con noi vincerà sempre, anche quando perde. Il premio non è la vittoria, il premio siamo noi.
Leone ha 30 e la maturità di chi ne ha 50. Esegue la sua ennesima rovesciata e dopo un incredibile gol percorre 80 metri di campo per abbracciare Pippo. Qualcuno seduto e arrabbiato in panchina ha capito questo gesto? Servono altre spiegazioni?
Dall’abbraccio di Leone Pippo non sbaglia più una presa. Alla fine verrà chiamato il bello di notte come Boniek. Ricchi (come lo chiama il mister) entrato per LDP si schiera dietro alle due punte in un inedito 4 4 2. La gara si spacca in due perché la pur forte difesa vicentina non ha forza per badare anche agli inserimenti del trottolino rossiccio. E’ sua la definitiva rete del 3 a 1. L’arbitro fischia la fine evitando di recuperare quei minuti che già aveva assegnato. La squadra corre sotto la curva ricevendo la giusta ovazione. Stretta di mano con avversari veramente tenaci e destinati ad un roseo futuro per capacità, simpatia e sportività. Valdagno ci attende. Lo Stadio dei Fiori. Qui giocarono Biasiolo, Anzolin e molti altri campioni. Ora ci giocheremo noi!
zanna bianca
Tag: atletico, fiamma, quarti, vicenza