Diario · Partite · 2015-05-02 · Zanna Bianca Archivio storico
CONTE in finale al Torneo Città di Vicenza! A Travettore non è Botafogo ma Botàfora!
Il Conte accede alla finale del Torneo di Vicenza. Tre erano le cose certe alla vigilia della gara: il gol di La Gloria a Monteviale; l’età media dei giocatori di movimento del Conte (43 anni); Stefan e Simone assenti. Su questi tre fattori, è stato costruito il capolavoro che ha eliminato i campioni in carica. Probabilmente ha influito anche l’orgoglio scalfito dalla recente sconfitta nell’Elite, ma questa è una cosa sulla quale bisogna ancora riflettere. Era talmente tutto chiaro che bastava solo attendere 70 minuti. E cosi è stato. Il Conte ha accompagnato il Botafogo per mano verso quel precipizio che nessuno alla vigilia avrebbe previsto. E la bellezza è stata accompagnarlo senza che se ne rendesse conto. Un doppio turno che ricorda molto il derby milanese di Champions. Una regola che se assume un certo valore ad alti livelli, lo perde completamente nel calcio amatoriale dove pubblico e campo hanno un ruolo molto marginale rendendo indigesto il verdetto. Nemmeno l’infortunio di super Pippo nel riscaldamento aveva minacciato la convinzione di farcela tanto grande era la consapevolezza di avere in tasca la perla di Monteviale. Un piccolo tesoro da proteggere. Pado tra i pali sostituisce all’ultimo minuto Pippo che, nel riscaldamento, avverte il riacutizzarsi di un vecchio problema muscolare. Vallardi, Calmonte, Maraska, compongono l’inedita linea a tre che sorprende tatticamente il Botafogo. Centrocampo a 5 dove la linea Maginot è composta da Kiko Cisco, Valente, Ferronato, Celi, MLG. Baldi e Campesan chiudono l’11. A questo punto il Bota deve fare la gara e la fa con coraggio e convinzione. Molto pericoloso nelle palle alte ma sempre fuori misura. Nemmeno l’esperto Cape, trova la chiave per scardinare la difesa bassanese. Pado è decisivo in almeno un paio di interventi meritando il podio finale. Sul fronte opposto, Campesan è nella serata di grazia e non fa sconti a nessuno. Impegna da solo l’intera difesa bianconera costringendola a non salire a sostegno del proprio centrocampo. La gara è in concreto tutta qui con un piccolo rilevantissimo particolare: i minuti corrono. Dopo un primo tempo di marca bianconera, il terreno di battaglia si sposta a centrocampo, dove salgono in cattedra Ferronato Celi e Valente. Bindella stravolge le carte e passa al 442. In guerra non si fanno prigionieri e la lotta su ogni pallone è uno spettacolo per chi assiste. Inutile speculare su questa finta ostilità tra le due squadre perché la verità è che chi sta in campo, gioca lealmente e intensamente. Ognuno mette ciò che ha: chi la corsa, chi la tecnica chi l’esperienza chi la furbizia. Ne esce un minestrone saporito per il Conte e un po’ amaro per il Bota. Il tempo passa e il Bota deve correre qualche rischio in più lasciando più spazio agli inserimenti del Conte. La traversa impedisce a MLG di diventare definitivamente l’eroe della semifinale. Dopo la rete dell’andata, sfiora il bis con uno splendido pallonetto. Il Conte ora non è più in trincea e lascia a Baldi il compito di alzare il baricentro alleggerendo sempre di più la manovra. Il controllo della gara è sempre più netto e l’innesto di Pozza per lo sfigurato Campesan, mette in ghiacciaia ogni residua velleità del Bota. Gli unici pericoli arrivano dalle palle alte alle quali Pado si oppone con uscite lucide e precise. C’è spazio anche per Miotti che porta centimetri utili alla causa. La gara termina 0 a 0 come da “nostro” programma con strette di mano e pacche sulle spalle da leali avversari. Per ora gioiamo noi, anche se per poco, perché già lunedì è dentro o fuori in quella che può essere un’anteprima della finale Champions. Mister Bindella può dormire un paio di notti tranquille.
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