Diario · El me ricorda chi · 2013-11-08 · Zanna Bianca Archivio storico
Edizione speciale de “El me ricorda chi ?”
Che delusione! Entrare nel blog e non trovare nulla. Un pò come da bambino, quando tornavo da scuola sognando le patatine fritte e invece trovavo la minestra di verdura: che schifo. E poi c’erano i compiti da fare, almeno al sabato c’erano le comiche, Buster Keaton ricordo. Si il sabato pomeriggio fatto di dottrina e di calcio, di tanto calcio. Il calcio giocato nella pista da hockey con Tarcisio e Don Gigi. Avevo sempre la camicia bianca per andare a dottrina e rientravo con il collo ed i polsini luridi di quella polvere invisibile che ricopriva la pista. Nemmeno il tempo di rientrare a casa ed ero già dentro alla vasca, si perchè noi siamo quelli che facevano la vasca. E mentre mia madre mi strofinava la testa, udivo provenire dalla calda cucina le note di “The Fly”. Molti anni più tardi scoprirò che l’autore Maynard Ferguson era un genio della tromba. Quella musica mi faceva balzare dall’acqua marrone della vasca al pigiama, senza passare per l’asciugamano. C’era Maurizio Barendson che con il suo Dribbling mi introduceva nel mio mondo dei sogni….
Tra i tanti collaboratori della rubrica, ce n’era uno formidabile: Beppe Viola.
La penna di Federico Guarnier mi ha risvegliato il ricordo di Beppe Viola.
Buona lettura.
Federico Guarnier
Martedi sera, spengendo la TV dopo aver visto Juve-Real Madrid, avevo già maturato le mie convinzioni sulla faccenda: Juve combattiva, finalmente ordinata, e meritevole della vittoria nella singola partita (e forse anche nella somma delle due, tra andata e ritorno), Real ancora superiore, purtroppo. Quei tre là davanti, ripeto purtroppo, annullano e superano tutti i vantaggi che la Juve accumula sui madridisti sia in difesa che a centrocampo. Il fatto che la differenza sia fatta dai singoli depone a favore del lavoro di Conte, l’ultimo vero Signore del Calcio mondiale. Il divario dunque dipende dai campionissimi, e quindi dai soldi, dalla pecunia, dai schei. E quindi, mite, mi metto l’anima in pace. Ah…! se Conte potesse disporre di uno soltanto tra CR7, Benzema e Bale! Come cambierebbero le aspirazioni della Signora! Quali magnifici sogni popolerebbero i sonni dei tifosi bianconeri! Il sagace Claudio Clagluna Zannoni ha, da questo punto di vista, un sacco di problemi in meno rispetto a Conte. Può contare su doti strategiche davvero rare a questi livelli (due o tre indicazioni urlate dalla panchina m’hanno definitivamente convinto sulle sue finissime qualità tattiche), ma, soprattutto, può contare su un giocatore di livello financo eccessivo rispetto alla categoria: SG7!!! Quella di schierare uomini dai valori smaccatamente superiori è un vizio un po’ snob ma tutto sommato divertente del Gv Conte…Baldi, Schwoch, SG7: tre Ferrari rombanti in mezzo ad un agguerrito ed onesto plotoncino di Dyane, Prinz e 131Mirafiori. Clagluna, da parte sua, forse un po’ in imbarazzo per questo motivo, mercoldì sera preferiva trattenere inizialmente in panchina il suo Campeon: nel nome di un raro, ai più peraltro sfuggito, senso di giustizia sportiva, permetteva alla squadra avversaria di sopravvivere almeno un tempo, di illudersi cioè di poter rimanere in partita. Intanto il cronista osservava da vicino la concentrazione crescere sul volto da predestinato di SG7…una fortuna poter sedere vicinissimo ad un mito come lui. Alternando rapidamente segni mutuati dall’ortodossia cristiana (segni della croce, aspersioni d’acqua santa, mini flagellazioni epidermiche) a rituali di più evidente tendenza pagana (pugni di sale gettati dietro la schiena, impercettibili leccatine alle unghie dell’indice e del mignolo della mano sinistra, protesi a corna, raccomandazioni sussurrate alla Dea Ebe) il Nostro attendeva che il suo momento arrivasse, assieme all’inesorabile naufragio delle speranze avversarie. E il momento, alla fine, arrivò. Sul campetto sintetico del Centro Giovanile, e nei ricordi sdruciti d’un vecchio cronista, rivissero in SG7 alcuni dei sensuali cross del Barone, certe profumate serpentine del Poeta del Gol, molte delle spericolate verticalizzazioni del Baffo, tanti dei limpidi e morbidi tocchi dell’Abatino, moltissimi dei recuperi sfrenati di Schizzo. Perfino una delle staffilate al fulmicotone di Rombo di Tuono. Ma più di tutti rividi in lui il primo Pabilito, non quello inventato centravanti da un disperato GB Fabbri orfano di Vitali. Il Rossi ala destra del Como, quel magro, agile e crinito ragazzino destinato, più in là, a far piangere il Brasile. Chi avrebbe mai detto che su questo decentrato campetto di periferia tanti campioni si sarebbero dati appuntamento per rivivere, tutti assieme e singolarmente, nelle sapienti movenze della Furia di Borgo Angarano? Chi poteva immaginare che quel corpicino ormai compromesso dal vizio e dall’età potesse ridar sostanza e materia ai sogni di un bambinetto di quarant’anni fa? Un tripudio di emozioni, ricordi e godimenti affollarono il mio povero cuore, mentre una lacrima, schiva, cercava di fuggir dalla gota senza farsi notare. Né più mai rividi le gesta dei miei eroi di bambino prima di mercoldì sera: grazie SG7, grazie davvero. Te lo dico di cuore: m’hai fatto sognare.
Federico Guarnier
Grandesso Alessandro Il Gallo SG7
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