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Diario · Storie & Eventi · 2014-09-25 · Zanna Bianca Archivio storico

Il ritorno di Zanna Bianca

Ci perdiamo sempre qualcosa. Tutto è talmente veloce che godere pienamente di qualcosa è diventato un’impresa. Una grande tavola imbandita dalla quale ci alziamo sazi di nulla.

E se la parte migliore delle cose stesse proprio alla fine? Come facciamo a scoprirlo? Non ci rimane che rallentare, a volte fermarsi o, addirittura, tornare indietro. Dobbiamo costruirci una macchina del tempo personale dalla quale salire e scendere. Lasciamo che gli altri vadano avanti, tanto c’è sempre tempo per prenderli, il tempo è galantuomo.

La mia macchina del tempo oggi si è fermata sul tema di maturità dello scorso anno. Cazzo c’entra vi chiederete? Nulla rispondo io, la macchina è mia e mi fermo dove voglio, voi guidate la vostra se avete deciso di averne una.

ADORNO scrisse: “ La vera felicità del dono è tutta nella nell’immaginazione della felicità del destinatario, e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò quasi nessuno è capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sè, ma di qualità leggermente inferiore.”

Questa frase mi si adatta a pennello ogni volta che scrivo per il Conte. Godo come un riccio nell’immaginare le facce di tutti i ragazzi che, mentre leggono, ridono delle mie fantasie. Scrivo pensando ad ognuno di loro come se stessi dipingendo le gesta di un calciatore professionista degli anni ’70. E so che ne vanno pazzi. Un finto Brera (perdonami se puoi da lassù) che scrive di finti Antognoni e finti Beccalossi. Ma tutto funziona ed è vera felicità. La felicità del dono. Il valore del tempo dedicato e goduto allo stesso tempo.

Lo abbiamo dimostrato e continuiamo a farlo per cui il progetto di quest’anno è: regaliamoci sempre un pò di più. Marco sta facendo un lavoro stupendo ed è la vera anima della squadra. Ha rispetto per tutti e riconosce il valore dello spogliatoio. Unico difetto è che non riconosce un cabernet da un rabosello e, per chi vende vino, la cosa è preoccupante. Fa sentire tutti importanti allo stesso modo e questo è il più grande regalo che un allenatore possa fare ai suoi giocatori. Regala ad ognuno stima per se stesso. Galeotto fu il pallone ma, il risultato dopo anni di calcio assieme, è che siamo persone migliori. L’intimità dello spogliatoio, ci ha permesso di abbassare le difese e mostrarci “nudi” (ahahhaaah). Nello spogliatoio ognuno torna il bambino di Andersen che con grande spontaneità urla: “ il re è nudo”! Nessuno ha necessità di millantare come quel re che pur di non ammettere che non vedeva la stoffa, girò per la città nudo. E lì, a 46 anni, vedo ancora nascere la felicità attorno ad un pallone.

zanna bianca

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